Ogni civiltà affida la propria memoria alle fonti che riesce a conservare. Manoscritti miniati, codici antichi, carte geografiche, documenti d’archivio e libri preziosi non sono soltanto testimonianze del passato: rappresentano il filo che unisce le generazioni, custodendo la storia, il pensiero e l’identità di un popolo.
È da questa consapevolezza che nasce “La bellezza delle fonti. Custodire la conoscenza”, il nuovo accordo quinquennale sottoscritto tra la Direzione Generale Archivi del Ministero della Cultura e l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani. Un progetto di grande respiro che pone al centro la tutela e la valorizzazione del patrimonio documentario italiano, rendendo accessibili al grande pubblico alcuni dei più preziosi tesori conservati negli Archivi di Stato.
Le fonti: il luogo in cui nasce la storia
Ogni pagina manoscritta racconta molto più del testo che contiene. La pergamena, l’inchiostro, la miniatura, la calligrafia, i segni del tempo e persino le annotazioni dei lettori restituiscono un patrimonio di informazioni che permette di comprendere la storia nella sua dimensione più autentica. Per questo gli Archivi di Stato rappresentano uno dei più importanti custodi della memoria nazionale. Al loro interno si conservano documenti che raccontano secoli di vita politica, religiosa, artistica e culturale del nostro Paese: opere uniche, spesso conosciute soltanto dagli studiosi, ma fondamentali per comprendere le radici della civiltà italiana.
L’accordo con Treccani nasce proprio con l’obiettivo di trasformare questo patrimonio in un bene condiviso, attraverso la realizzazione di edizioni in facsimile di altissimo pregio, accompagnate da studi scientifici e apparati critici capaci di contestualizzare ogni opera.
Il facsimile: quando la conoscenza diventa accessibile
Riprodurre un manoscritto antico non significa semplicemente copiarlo.
Un’edizione facsimilare restituisce con assoluta fedeltà ogni dettaglio dell’originale: le dimensioni, i colori, la consistenza della pergamena, le miniature, le legature e perfino le tracce lasciate dal tempo. È uno strumento che permette di avvicinarsi all’opera nella sua materialità, rendendola fruibile senza compromettere la conservazione dell’esemplare custodito negli archivi.
In questo modo documenti normalmente destinati alla consultazione specialistica possono diventare occasione di studio, divulgazione e conoscenza anche per studiosi, istituzioni, collezionisti e appassionati. È una forma di tutela che non si limita a conservare il passato, ma lo restituisce al presente.
Una vocazione che accompagna Treccani da oltre un secolo
L’accordo con il Ministero della Cultura rappresenta la naturale evoluzione di una missione che appartiene alla storia stessa dell’Istituto della Enciclopedia Italiana. Fin dalla sua fondazione, Treccani ha interpretato la diffusione del sapere come un servizio al Paese, affiancando alla produzione enciclopedica una costante attività di ricerca, studio e valorizzazione del patrimonio culturale italiano.
Non è un caso che una delle pagine più significative della sua storia risalga al 1923, quando Giovanni Treccani degli Alfieri acquistò la preziosa Bibbia di Borso d’Este, donandola allo Stato italiano affinché fosse patrimonio dell’intera collettività. Un gesto che ancora oggi rappresenta uno dei simboli del mecenatismo culturale italiano e che anticipa la filosofia alla base di questo nuovo progetto.
Dai tesori degli Archivi di Stato ai capolavori del Rinascimento
La nuova collaborazione prenderà avvio con alcuni straordinari capolavori della tradizione manoscritta italiana.

Tra le prime opere selezionate figurano la Carta Nautica del Mediterraneo, preziosa testimonianza della cartografia medievale, il manoscritto Delle cose meravigliose del mondo di Gaio Giulio Solino, la raffinata Bibbia di Cavallini e la celebre Divina Commedia del Dante Fiorentino, che custodisce il più antico ritratto noto del Sommo Poeta.
Un patrimonio che dialoga idealmente con altri grandi capolavori già raccontati nelle pagine di Marche Arte Cultura: dalla Divina Commedia di Federico da Montefeltro, protagonista dell’incontro di Belforte del Chienti, ai tesori del Rinascimento custoditi nelle Marche, fino ai grandi percorsi dedicati a Raffaello e all’arte italiana. È un filo rosso che attraversa i secoli e che conferma come la conoscenza trovi il proprio significato più autentico quando diventa patrimonio condiviso.
Custodire la memoria per costruire il futuro
Viviamo in un tempo in cui le informazioni sono sempre più accessibili, ma non sempre più profonde. In questo scenario, riportare l’attenzione sulle fonti significa riaffermare il valore della ricerca, dello studio e della conoscenza come strumenti di crescita civile.
L’accordo tra il Ministero della Cultura e Treccani non rappresenta soltanto una collaborazione istituzionale: è un investimento sulla memoria collettiva del Paese. Ogni manoscritto restituito alla fruizione pubblica amplia infatti le possibilità di comprendere il nostro passato e, allo stesso tempo, offre nuove prospettive per interpretare il presente.
«Il partenariato tra la Direzione Archivi e l’Istituto Treccani è una operazione di altissimo livello per accrescere la capacità di accesso alla cultura a beneficio di studiosi, appassionati e soprattutto giovani, la cui formazione e il cui senso di appartenenza al nucleo profondo della nostra identità ci premuriamo di incoraggiare con massimo sforzo»
Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli


